Sinossi / Abstract
1976. A quasi un anno dall’omicidio di Pier Paolo Pasolini, Francesco Bortolini realizza per RaiDue un film documentario: si intitola Il sogno di una cosa, così come il romanzo friulano dello scrittore, ed è un affresco di voci. Per la prima volta, la telecamera torna nella terra della madre di Pasolini, nella Casarsa che lo aveva accolto tra il 1943 e il 1949, per raccogliere il ricordo dell’uomo, prima ancora che dell’intellettuale. Personaggi della levatura di Zigaina, affiancati a contadini che parlano in friulano schietto, a ex studenti, a umili segretari di partito: tanti, che avrebbero potuto essere niente altro che comparse trascorse nella vita di Pier Paolo Pasolini, sono invece testimoni diretti, vividi, del segno quotidiano lasciato da lui: nella loro memoria; nella loro formazione. La struttura portante del film e il suo valore documentario si reggono infatti sulle facce di chi ebbe modo di incontrare Pasolini negli anni che lui stesso raccontò nelle sue prose friulane.