IDENTIFICAZIONE
ID SCHEDA
118
Tipo di scheda
FILM
Natura
Standalone
Audio
Sonoro
Titolo
Salò o Le 120 giornate di Sodoma
LINGUA SONORO
Lingua
italiano
DEFINIZIONE CULTURALE
AUTORE/RESPONSABILITA'
Nome di persona o ente
Pasolini, Pier Paolo
Ruolo
Regia
Sigla per citazione
165
PRODUZIONE
Produttore (persona o ente)
Produzioni Europee Associate (PEA)
Data di produzione
1975
Sigla per citazione
205
PRODUZIONE
Produttore (persona o ente)
Grimaldi, Alberto
Data di produzione
1975
Sigla per citazione
204
DATI ANALITICI
Genere
Drammatico
Sinossi / Abstract
I fatti si svolgono in due località, nella Salò dove Mussolini fece la sua ultima tappa (1944-45) e a Marzabotto dove i nazisti uccisero gli abitanti di un intero paese. Il filo conduttore è quello di De Sade: quattro "signori", fascisti di quel tempo, ma particolarmente colti, capaci di leggere Nietzsche e di citare Baudelaire, organizzano prima dei rastrellamenti e rapimenti di ragazzini e ragazzine e poi, coadiuvati da giovani militari fascisti, organizzano in una villa appartata tremende feste e infine uccidono tutti. Questi "signori" riducono a cose delle vittime umili. E ciò in una specie di "sacra rappresentazione". La vicenda si svolge nello spazio di tre giorni durante i quali le tre "narratrici" ingaggiate raccontano storie intonate alle caratteristiche dei tre diversi giorni: "cerchio delle passioni", "cerchio della merda", "cerchio del sangue".
Note storico-critiche
"Con molte intuizioni narrative, quali il rapporto fra la squisitezza triviale dei racconti e la matta bestialità dell'azioni, le pitture "degenerate" di cui i mostri si circondano, l'uso di sfatte bellezze per le parti di ruffiane di lusso, la musica che accompagna le orge, il silenzio sulle torture finali (...). Salò è un film privo di gioia erotica, e per paradosso anche privo di volgarità, ma dove la luce dell'intelligenza di Pasolini è appannata da un'ideologia della sconfitta (...)." (Giovanni Grazzini, "Corriere della Sera, 16 novembre 1975) "Quaranta anni senza Pasolini: le celebrazioni si sprecano, l'omaggio sfratta spesso la comprensione. Meglio tornare alla lettera di PPP, al suo ultimo film 'Salò': scomodo, devastante, rifuggente qualsiasi classificazione, come il suo autore. (...) Dal libro di De Sade all'Italia repubblichina, PPP condensa in una villa a Marzabotto la violenza grafica del potere e le sue giovani vittime, destinate a tre gironi (...) di inferno terrestre. Disse lo stesso Pasolini, "è un film contro qualsiasi forma di potere e precisamente contro quella che io chiamo l'anarchia del potere". Non perdetelo, 'Salò', fatevi questo doloroso regalo." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 29 ottobre 2015)